Little Nemo


Nessun aggettivo è più indovinato di “onirico” per “Little Nemo”, comic strip di modesta fortuna ai suoi tempi, ma poi riscoperta e rivalutata negli anni ’60 per merito del cartoonist Woody Gelman. Surreale, a tratti cupo, senza dubbio molto più complesso di quello che può apparire a un primo sguardo, Little Nemo vede la luce nel 1905 dalla matita dell’americano Winsor McCay. La strip, pubblicata sul New York Herald e successivamente sul New York American, racconta le avventure in cui s’imbatte un bambino di 5 anni (il piccolo Nemo, appunto) nel mondo dei sogni. Durante il sonno, Nemo viene convocato dal re di Slumberland, Morfeo, che desidera un compagno di giochi per sua figlia: “Slumberland” (letteralmente “Paese del sonno”) è dunque la meta delle avventure del piccolo Nemo.

Sulla sua strada, incontra personaggi fantastici, elementi della vita reale distorti dal sogno e non di rado pericoli mortali, sempre sventati per un soffio da un tempestivo risveglio. La complessità dei temi (la scoperta dell’inconscio), nonché le splendide illustrazioni ispirate all’Art Nouveau hanno concorso, sebbene tardivamente, a un pieno riconoscimento di quest’opera, prima comic strip accolta nelle gallerie del Louvre di Parigi.

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